Elevatore a bandiera, argano

Fonte: www.puntosicuro.it

 

   Imparare dagli errori: gli infortuni con l’elevatore a bandiera

 

 

Esempi di infortuni correlati all’utilizzo delle attrezzature di sollevamento. Focus sull’uso degli argani, degli elevatori a bandiera nel comparto edile. Incidenti in attività di ristrutturazione. Le dinamiche degli infortuni e la prevenzione.

Brescia, 15 Gen – In una recente puntata di “ Imparare dagli errori”, la nostra rubrica destinata al racconto e all’analisi degli infortuni di lavoro, abbiamo iniziato a presentare alcuni casi di infortunio e rischi correlati all’uso di attrezzature per il sollevamento dei carichi.
Ci siamo soffermati in particolare sugli argani, apparecchi di sollevamento costituiti da un motore su cui si avvolge una fune, dotata di contrappeso e gancio di sollevamento.
Considerando la forma della struttura, queste attrezzature sono chiamate anche elevatori a bandiera. Spesso sono usate nei cantieri per il sollevamento al piano di lavoro dei materiali e degli attrezzi e generalmente hanno una portata limitata e movimentano carichi non troppo ingombranti.
Gli incidenti presentati sono tratti dalle schede di  INFOR.MO. – strumento per l’analisi dei casi di infortunio collegato al  sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
I casi
Il primo caso riguarda le attività di ristrutturazione dei servizi igienici di un appartamento al secondo piano di un condominio.
Per l’allontanamento delle macerie viene installato sul balcone dell’appartamento, completo di ringhiera alta circa 1 metro e ad un’altezza di circa 9 metri dal suolo, un puntello con argano elettrico a bandiera per il calo a terra della cesta contenente i materiali di risulta.
Il giorno dell’incidente un lavoratore è sul balcone e si occupa del calo a terra delle macerie. A seguito dei continui utilizzi dell’argano la tenuta del puntello viene meno ed il peso della cesta piena di macerie fa ribaltare l’argano ed il puntello. Il lavoratore, nel tentativo di trattenere l’attrezzatura e nonostante la ringhiera, precipita al suolo riportando la frattura del cranio. L’attrezzatura era idonea per l’utilizzo specifico ma non era stata efficacemente ancorata ad una struttura portante.
Questi sono i fattori causali indicati nella scheda:
– “puntello, su cui era montato l’argano, inadeguatamente ancorato alla struttura”;
– il lavoratore “tentava di trattenere l’attrezzatura che aveva perso aderenza sui punti d’installazione”.
Il secondo caso è invece relativo alla ristrutturazione del tetto di uno stabile.
Un operaio lavora sul piano di calpestio al secondo impalcato, a livello di gronda, di un ponteggio metallico nel punto di sollevamento dei materiali.
Il sollevamento è effettuato con l’ausilio di un argano a bandiera. Sulla base della ricostruzione operata dell’incidente, l’ipotesi più verosimile è che “l’infortunato, al momento dell’incidente, stesse sollevando con l’argano una carriola piena di piccole attrezzature da lavoro. In corrispondenza dell’argano ed all’occorrenza si rimuoveva il parapetto superiore, inoltre, venivano rimossi anche la tavola fermapiede e corrente intermedio, in modo da permettere il passaggio della carriola al di sotto dell’intermedio superiore. Durante l’operazione di presa e sgancio della carriola, verosimilmente, l’infortunato cadeva dal piano del ponteggio, precipitando al suolo per un’altezza di circa 8 metri, riportando trauma cranico, decedeva dopo poco”.
Questi i fattori causali riportati sulla scheda:
– “da posizione in quota sollevava del materiale con un argano a bandiera”;
– “castello di tiro non dotato di parapetto e tavola fermapiede”;
– “mancanza di cintura di sicurezza”.
La prevenzione
Per raccogliere suggerimenti, misure e buone prassi per la riduzione degli incidenti correlati all’uso degli argani o elevatori, presentiamo brevemente il contenuto di una delle schede presenti nel manuale “ Le macchine in edilizia. Caratteristiche e uso in sicurezza” prodotto da INAIL Piemonte e CPT Torino.
Nella “ Scheda 14 – Elevatore a bandiera” sono riportate le indicazioni che in genere devono essere considerate per l’impiego corretto dell’elevatore a bandiera.
Queste sono le istruzioni prima dell’uso:
– “verificare la presenza dei parapetti completi sul perimetro del posto di manovra;
– verificare la presenza degli staffoni (robusti e rigidi sostegni laterali) e della tavola fermapiede da 30 cm nella parte frontale nella quale è installato l’elevatore;
– verificare l’integrità della struttura portante l’elevatore;
– con ancoraggio: verificare l’efficienza del puntone di fissaggio;
– verificare l’efficienza della sicura del gancio e dei morsetti ferma-fune con redancia;
– verificare l’efficienza del freno del motore;
– verificare l’efficienza del finecorsa di salita;
– verificare che restino almeno due spire di fune avvolte nel tamburo a finecorsa in discesa;
– verificare l’integrità delle parti elettriche visibili;
– verificare l’efficienza dell’interruttore di linea o del quadro elettrico presso l’elevatore;
– verificare la funzionalità della pulsantiera;
– transennare a terra l’area di tiro, anche durante la fase di montaggio dell’elevatore;
– verificare l’adeguatezza del cavo di alimentazione secondo i requisiti richiesti dal fabbricante (ad esempio sezione del cavo);
– posizionare il cavo di alimentazione in modo da evitarne danneggiamenti;
– utilizzare i DPI previsti”.
Queste le istruzioni durante l’uso:
– “non lasciare carichi sospesi incustoditi;
– non utilizzare la fune dell’elevatore per imbracare carichi;
– non eseguire tiri in obliquo (i carichi devono essere sollevati con tiro verticale);
– accertarsi che la zona di corsa del carico sia sgombra da ostacoli;
– mantenere gli staffoni in posizione;
– usare la cintura di sicurezza in momentanea assenza degli staffoni;
– usare i contenitori adatti al materiale da sollevare;
– verificare la corretta imbracatura dei carichie la perfetta chiusura della sicura del gancio;
– prima di sganciare il carico, accertarsi che sia appoggiato stabilmente;
– verificare il corretto avvolgimento della fune sul tamburo;
– arrestare la salita del carico prima dell’intervento del finecorsa, utile in caso di errata manovra;
– per l’operatore a terra: non sostare sotto il carico e utilizzare l’adeguata segnaletica gestuale/verbale per il corretto sollevamento dei carichi;
– segnalare tempestivamente eventuali malfunzionamenti o situazioni pericolose;
– utilizzare i DPI previsti”.
Infine queste sono le istruzioni dopo l’uso:
– “avvolgere il cavo fino in prossimità del tamburo;
– scollegare elettricamente l’elevatore;
– ritrarre l’elevatore all’interno dell’area di lavoro;
– segnalare eventuali guasti e anomalie”.
Ricordando che la struttura a bandiera è “in genere applicata alla struttura tubolare (montante) di un ponteggio metallico di servizio al cantiere”, la scheda ricorda che l’allegato XVIII del D.Lgs. 81/2008, in merito al montaggio degli elevatori, “fornisce le seguenti indicazioni:
– quando gli apparecchi di sollevamento vengono fissati direttamente ai montanti delle impalcature, questi ultimi devono essere rafforzati e controventati in modo da ottenere una solidità adeguata alle maggiori sollecitazioni a cui sono sottoposti;
– i montanti dei ponteggi metallici, su cui sono applicati direttamente gli elevatori, devono essere almeno due;
– i bracci girevoli portanti, le carrucole e gli argani degli elevatori devono essere assicurati ai montanti mediante staffe con bulloni a vite muniti di dado e controdado”.
Inoltre il manovratore degli argani a bandiera fissati a montanti di impalcature “quando non possano essere applicati parapetti sui lati e sulla fronte del posto di manovra, deve fare uso di idonea cintura di sicurezza”.
Pagina introduttiva del sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero3630 e 1958(archivio incidenti 2002/2010).
Tiziano Menduto

La psicologia e la cultura della sicurezza come strumenti di prevenzione

 

Fonte: www.puntosicuro.it

L’importanza della cultura della sicurezza: come diffonderla? Come svilupparla? Come aumentarne la percezione? Come misurare il clima di sicurezza? Riflessioni sulla “psicologia della sicurezza” a cura di Massimo Servadio.

La Cultura della sicurezza non può essere considerata un mero elenco di principi astratti, ma l’insieme dei processi organizzativi e delle pratiche professionali, delle norme scritte e delle convenzioni informali, dei linguaggi, dei modi di pensare, di percepire e di rappresentare il rischio in azienda.
 
La Cultura dovrebbe essere considerata un generatore di valore per l’impresa. Ma come si costruisce una solida cultura della sicurezza?
Per esempio, attraverso il passaggio dalla “comunicazione dei contenuti” alla “condivisione dei comportamenti” in campo della Sicurezza, anche attraverso:
– l’elaborazione di strategie di pensiero;
– il controllo dei comportamenti;
– lo sviluppo delle relazioni interne ed esterne.
 
Ma come si diffonde la Cultura della sicurezza?
Innanzitutto quando un’azienda, nei processi di governance passa dal mero adempimento alle Leggi, ad un approccio più ampio e condiviso verso il significato comune del lavorare in sicurezza, tenendo conto della produttività e contemporaneamente del benessere delle persone.
 
In primis, una delle credenze da “smontare” è quella dell’assioma SICUREZZA = GRANDI INVESTIMENTI ECONOMICI.
 
Spesso sono sufficienti importanti e mirati investimenti: ad esempio sull’ottimizzazione delle modalità gestionali, in particolare sui capi, sui coordinatori, sui ruoli di responsabilità e sulle relazioni tra i lavoratori.
 
Come sviluppare una Cultura della Sicurezza?
Appare quantomeno necessario:
– agire sui comportamenti;
– smontare le cattivi abitudini e favorire le buone prassi;
– stimolare la motivazione alla sicurezza.
 
Tutto questo anche attraverso:
– la formazione partecipata e periodica a tutti i livelli;
– il buon esempio dal punto di vista comportamentale, a partire dall’autorevolezza dei responsabili;
– una comunicazione formale ed informale coerente;
– un sistema efficace di premi e punizioni.
 
Ma soprattutto è necessario che dai livelli gerarchici superiori ci sia un’effettiva sensibilità alla tematica, un lavoro di prevenzione e di attenzione e la reale volontà di favorire il benessere dei propri collaboratori. La mancanza di queste premesse genera incoerenza tra il contenuto dei messaggi espressi nei corsi o dai dettami di legge ed il comportamento effettivo dei responsabili, incurante delle norme e dell’importanza della prevenzione.
Ovviamente l’incoerenza diventa la conferma, per i lavoratori, che l’interesse dell’azienda verso questo tema è basso, generando l’alibi a non occuparsene e indirizzando il comportamento verso le soluzioni più comode, non quelle più sicure.
 
Una ricerca (Cox e Cheyne, 2000), evidenzia come una misurazione del clima di Sicurezza possa dipendere da:
 
1. L’impegno del management;
 
2. La priorità che, nell’organizzazione, viene attribuita alla Sicurezza;
 
3. La comunicazione;
 
4. Le regole di Sicurezza;
 
5. Il supporto e l’incoraggiamento dell’ambiente sociale ai comportamenti sicuri;
 
6. Il coinvolgimento nella Sicurezza;
 
7. La priorità personale attribuita alla Sicurezza;
 
8. Le credenze e le percezioni circa il rischio;
 
9. L’ambiente di lavoro.
 
E’ ormai documentato che: la mera informazione non genera cambiamento nelle prospettive personali (così come in questo caso nella “ cultura della sicurezza”); l’applicazione di sanzioni disciplinari come atto legittimo per condannare chi sfugge dalla normativa (in questo caso che procura incidente) senza un investimento sulla cultura della sicurezza, è altrettanto non foriera di cambiamento e pertanto risulterà essere inadatta e non pertinente.
 
La percezione della cultura della sicurezza può essere ottenuta solo quando:
 
– i lavoratori ritengano la direzione aziendale credibile;
 
– le parole della politica di sicurezza siano vissute nella quotidianità;
 
– le misure retributive previste stimolano i dirigenti e i preposti a livelli soddisfacenti d’impegno;
 
– i lavoratori hanno un ruolo nella risoluzione dei problemi e nel prendere decisioni;
 
– vi è un alto grado di fiducia reciproca tra dirigenti e lavoratori;
 
– vi sono comunicazioni efficaci;
 
– i lavoratori ricevono un riconoscimento positivo per il loro lavoro.
 
Per aumentare la quota di assunzione della propria responsabilità, bisogna che l’organizzazione fornisca innanzitutto senso e significato all’agire lavorativo e quindi al:
 
– lavoro;
 
– alle mansioni;
 
– agli obiettivi e in generale a ciò che accade nella vita organizzativa.
 
L’appropriazione di un corretto concetto e modo di vivere la sicurezza da parte di tutti i lavoratori rappresenta l’obiettivo organizzativo a cui tendere.
 
In tal senso è necessario contrastare quelle convinzioni irrazionali che portano le persona ad unapercezione non corretta del rischio, anche attraverso interventi formativi centrati sul fattore umano, che favoriscano una presa di coscienza di questi meccanismi.
 
Massimo Servadio
Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni

Quaderni tecnici Inail: sistemi di protezione individuale dalle cadute

Fonte www.puntosicuro.it

Un quaderno tecnico per i cantieri temporanei o mobili è dedicato ai sistemi di protezione individuale dalle cadute. I sistemi di trattenuta, di posizionamento sul lavoro, di accesso su fune, di arresto caduta e di salvataggio.

 

Roma, 5 Nov – Quando vanno usati i sistemi di protezione individuale anticaduta nei cantieri temporanei o mobili? Vanno utilizzati “nei casi in cui, a seguito della valutazione dei rischi, le caratteristiche intrinseche dei luoghi di lavoro, le procedure di lavoro dell’azienda che effettua l’attività e l’adozione di dispositivi di protezione collettivi non permettono di ridurre a livello accettabile i rischi specifici”. Infatti solo in questi casi diventa “indispensabile adottare tali sistemi di protezione individuale dalle cadute che devono essere idonei allo scopo”.
 
A scriverlo e a soffermarsi nel dettaglio dell’uso dei DPI anticaduta in edilizia è un nuovoQuaderno Tecnico per i cantieri temporanei o mobili realizzato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT) dell’ Inail e a cura di Luca Rossi, Luigi Cortis, Francesca Maria Fabiani e Davide Geoffrey Svampa (DIT) con la collaborazione di Carlo Ratti e Calogero Vitale (DIT).
 
Il Quaderno tecnico “Sistemi di protezione individuale dalle cadute” sottolinea che i sistemi di protezione individuale dalle cadute – “un assemblaggio di componenti, destinati a proteggere il lavoratore contro le cadute dall’alto, comprendenti un’imbracatura ed un sistema di collegamento che deve essere collegato ad un punto di ancoraggio sicuro – vengono raggruppati secondo la UNI EN 363: 2008.
E comprendono diversi sistemi:
 
– sistema di trattenuta: è un “sistema di protezione individuale dalle cadute che evita le cadute dall’alto limitando lo spostamento del lavoratore”, cioè impedisce al lavoratore di raggiungere le zone dove esiste il rischio di caduta dall’alto. Il sistema ha le seguenti caratteristiche: “limita il movimento del lavoratore in modo che questi non possa raggiungere le zone dove potrebbe verificarsi una caduta dall’alto; non è destinato ad arrestare una caduta dall’alto; non è destinato a situazioni di lavoro in cui il lavoratore necessiti di essere sostenuto dal dispositivo di tenuta del corpo (es. evitare scivolamenti o cadute)”;
 
– sistema di posizionamento sul lavoro: è un “sistema di protezione individuale dalle cadute che permette alla persona di lavorare sostenuta, in tensione/trattenuta, in modo tale da evitare la caduta. Ha le seguenti caratteristiche: evita la caduta del lavoratore; permette al lavoratore di posizionarsi nel luogo di lavoro, sostenuto in tensione/trattenuta”. Il quaderno ricorda che “qualora esista il rischio di caduta dall’alto in aggiunta al sistema di posizionamento sul lavoro deve essere utilizzato un sistema di arresto caduta”;
 
– sistema di accesso su fune: è un “sistema di protezione individuale dalle cadute che permette al lavoratore di raggiungere e lasciare il luogo di lavoro in tensione o in sospensione, in modo tale da evitare o arrestare la caduta. Ha le seguenti caratteristiche: consente l’accesso al luogo di lavoro in tensione o in sospensione; evita o arresta la caduta del lavoratore; permette al lavoratore di muoversi tra posizioni più alte e più basse e può permettere lo spostamento laterale; utilizza un punto di attacco basso sull’imbracatura per il collegamento alla fune di lavoro; comprende una fune di lavoro e una fune di sicurezza che sono attaccate separatamente alla struttura” a punti di ancoraggio sicuri; “può essere utilizzato per il posizionamento sul lavoro dopo che è stato raggiunto il luogo di lavoro”;
 
– sistema di arresto caduta: è un “sistema di protezione individuale dalle cadute che arresta la caduta e limita la forza d’urto sul corpo del lavoratore durante l’arresto della caduta. Ha le seguenti caratteristiche: non evita la caduta; limita la lunghezza della caduta; permette al lavoratore di raggiungere zone o posizioni in cui esiste il rischio di caduta e, quando si verifica la caduta, l’arresta; fornisce la sospensione dopo l’arresto della caduta”;
 
– sistema di salvataggio: è un “sistema di protezione individuale dalle cadute per mezzo del quale una persona può salvare se stessa o altri e che evita la caduta. Ha le seguenti caratteristiche: evita la caduta sia della persona soccorsa sia del soccorritore durante l’operazione di salvataggio; permette di sollevare o abbassare la persona soccorsa in un posto sicuro”.
 
Nel documento, che vi invitiamo a visionare integralmente, sono riportati vari esempi e immagini esplicative dei vari sistemi di protezione.
 
Il quaderno ricorda inoltre che ogni sistema di protezione individuale dalle cadute deve riportare le seguenti indicazioni:
– marcatura CE;
– numero dell’organismo notificato;
– nome del fabbricante;
– nome del prodotto;
– modello e tipo;
– numero di serie o altro sistema di tracciabilità;
– norma di riferimento e anno.
 
Concludiamo questa breve presentazione riportando le risposte alle domande più frequenti(FAQ – Frequently asked questions), presenti sul quaderno, relative al tema dei sistemi di protezione individuale anticaduta.
 
D. Che cos’è un sistema di protezione individuale dalle cadute dall’alto?
R. È l’assemblaggio di componenti destinati a proteggere il lavoratore contro le cadute dall’alto, comprendente un dispositivo di presa del corpo e un sistema di collegamento, che deve essere collegato ad un punto di ancoraggio sicuro.
 
D. Un sistema di protezione individuale dalle cadute è un DPI?
R. Sì.
 
D. Un sistema di protezione individuale dalle cadute deve essere marcato CE?
R. Sì, in quanto esiste una direttiva di prodotto.
 
D. Quali sono gli elementi essenziali di un sistema di trattenuta?
R. Gli elementi essenziali sono due: il dispositivo di presa del corpo e il cordino.
 
D. Quali sono gli elementi essenziali di un sistema di posizionamento sul lavoro?
R. Gli elementi essenziali sono due: il dispositivo di presa del corpo (imbracatura) e il cordino di posizionamento sul lavoro.
 
D. Quali sono gli elementi essenziali di un sistema di accesso su fune?
R. Gli elementi essenziali sono quattro: il dispositivo di presa del corpo, la fune di lavoro, la fune di sicurezza, il bloccante/discensore.
 
D. Quali sono gli elementi essenziali di un sistema di arresto caduta?
R. Gli elementi essenziali sono tre: l’imbracatura, il cordino e l’assorbitore di energia.
 
D. Quali sono gli elementi essenziali di un sistema di salvataggio?
R. Gli elementi essenziali sono due: l’imbracatura e il dispositivo di discesa.
 
D. Che cos’è l’imbracatura?
R. È un supporto per il corpo, deputato a sostenere il corpo di una persona durante una caduta e dopo l’arresto della caduta.
 
D. Cosa comprende l’imbracatura?
R. L’imbracatura comprende cinghie, accessori, fibbie o altri elementi, disposti e assemblati opportunamente.
 
D. Quali caratteristiche deve possedere un’imbracatura?
R. Deve essere idonea all’utilizzo nei sistemi individuali per la protezione contro le cadute.
 
D. In che modo può essere dimostrata l’idoneità dell’imbracatura?
R. Un’imbracatura è idonea se è marcata CE.
 
D. Un’imbracatura per il solo posizionamento sul lavoro o una cintura con cosciali possono essere impiegate nei sistemi di arresto caduta?
R. No, non debbono essere impiegate come parte di sistema di arresto caduta, in quanto non progettate per tale scopo.
 
D. Esiste una posizione corretta che deve essere favorita dal sistema al termine della caduta?
R. Sì, al termine della caduta il lavoratore deve avere una posizione che gli consenta, se necessario, di attendere i soccorsi in sicurezza. Questa posizione è quella risultante da un angolo di sospensione intorno ai 50°, tra l’asse longitudinale del piano dorsale e la verticale.
 
D. Cosa comprende un sistema di collegamento?
R. Un sistema di collegamento comprende una serie di componenti connessi tra loro, ad esempio linea di ancoraggio (rigida o flessibile), cordino, assorbitore e connettori.
 
D. Che caratteristiche deve possedere un sistema di collegamento?
R. Un sistema di collegamento deve arrestare la caduta e far sì che l’energia cinetica accumulata dal corpo durante la caduta libera venga dissipata senza danno per il lavoratore; questa attitudine può essere migliorata con l’introduzione di un assorbitore di energia.
 
D. A cosa si deve far attenzione nella scelta del sistema di arresto caduta?
R. Al dislivello di caduta libera del lavoratore rispetto al piano di lavoro che deve essere il minore possibile e alla traiettoria prevista durante la caduta che deve essere tale da evitare impatti contro ostacoli.
 
D. La gru su carro può essere utilizzata come ancoraggio di un sistema di arresto caduta?
R. Sì, a patto che tutta la macchina sia marcata CE ai sensi del D.Lgs 475/92 oltre che, ovviamente, ai sensi della direttiva macchine. La gru su carro con tutti gli elementi della stessa (stabilizzatori, carro, braccio, elementi di attacco terminali, dispositivi elettrici di controllo), che vengono utilizzati durante il collegamento con il sistema, costituisce un sottosistema di collegamento da raccordare ad un punto di ancoraggio sicuro che può essere individuato, per esempio, nel terreno. In questo caso specifico tutta la macchina si configura anche come dispositivo di ancoraggio “provvisorio portatile” di classe B, ai sensi della norma UNI EN 795.
 
D. Il datore di lavoro in che modo può operare per garantire la corretta installazione di un sistema di arresto caduta?
R. Il datore di lavoro, sulla base delle norme d’uso fornite dal fabbricante, individua le condizioni in cui un DPI deve essere installato. Il personale che effettua il montaggio deve essere addestrato, in quanto i sistemi di arresto caduta sono DPI di terza categoria.
 
D. Il lavoratore che utilizza un sistema di protezione individuale dalle cadute deve avere particolari requisiti?
R. I sistemi di protezione dalle cadute vengono utilizzati come dispositivo di protezione individuale durante i lavori in quota. In relazione all’elevato rischio è obbligatorio che il loro uso sia riservato ai lavoratori, allo scopo incaricati, che abbiano ricevuto un’informazione, formazione e addestramento adeguati. Il processo di qualifica è interno all’azienda, visto che il datore di lavoro stabilisce le necessarie competenze.
 
D. Il lavoratore che effettua la manutenzione di un sistema di protezione individuale dalle cadute deve avere particolari requisiti?
R. I sistemi di protezione dalle cadute vengono utilizzati come dispositivo di protezione individuale durante i lavori in quota. Il datore di lavoro mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni d’igiene mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante. Tali operazioni devono essere riservate ai lavoratori, allo scopo incaricati, che abbiano ricevuto un’informazione, formazione e addestramento adeguati. Le indicazioni relative alla manutenzione del prodotto sono indicate dal fabbricante nel libretto di uso e manutenzione.
 
L’indice del documento:
 
1. Denominazione
2. Documenti di riferimento
3. Cosa sono
4. Destinazione d’uso
5. Classificazione
5.1 Sistema di trattenuta
5.2 Sistema di posizionamento sul lavoro
5.3 Sistema di accesso su fune
5.4 Sistema di arresto caduta
5.5 Sistema di salvataggio
6. Marcatura
7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio
7.1 Scelta
7.2 Montaggio
7.3 Uso
7.4 Smontaggio
8. Indicazioni essenziali di manutenzione
9. FAQ (Frequently asked questions)
Riferimenti nel D.Lgs 81/08
 
 

Download Quaderno tecnico “ Sistemi di protezione individuale dalle cadute

Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ Sistemi di protezione individuale dalle cadute”, Quaderno Tecnico per i cantieri temporanei o mobili a cura di Luca Rossi, Luigi Cortis, Francesca Maria Fabiani e Davide Geoffrey Svampa (DIT) con la collaborazione di Carlo Ratti e Calogero Vitale (DIT), edizione 2014 (formato PDF, 2.89 MB).

Quaderni tecnici Inail: i ponteggi fissi

Fonte www.puntosicuro.it

Pubblicato dall’Inail un quaderno tecnico per i cantieri temporanei o mobili dedicato ai ponteggi fissi. La classificazione e la scelta dei ponteggi. Il contenuto del libretto a corredo del ponteggio e le risposte alle domande più frequenti.

 

Roma, 3 Nov – L’ Inail ha pubblicato diversi Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili, brevi opuscoli che hanno l’obiettivo di accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili e migliorare le misure di prevenzione contro i rischi professionali fornendo informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida.
In particolare i Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili e rappresentano un “agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese”.
 
Il Quaderno tecnico su cui ci soffermiamo oggi è intitolato “Ponteggi fissi” ed è realizzato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT). In particolare l’opuscolo è a cura di Luca Rossi, Luigi Cortis, Francesca Maria Fabiani e Davide Geoffrey Svampa (DIT) con la collaborazione di Carlo Ratti e Calogero Vitale (DIT).
 
Il Quaderno Tecnico – che fa riferimento ad una linea di ricerca relativa alle “problematiche delle PMI dei cantieri temporanei o mobili riguardanti l’evoluzione legislativa e normativa connessa all’innovazione tecnologica” – ricorda che l’utilizzo dei ponteggi come opera provvisionale di servizio alla costruzione è ormai consolidato e diffuso. E i ponteggi possono essere impiegati anche come sistemi di protezione collettiva per i lavoratori che effettuano attività in copertura “a condizione che, per ogni singola realizzazione e a seguito di una adeguata valutazione dei rischi, venga eseguito uno specifico progetto del ponteggio”.
Quali sono i ponteggi preferibili?
Il documento segnala che nell’ambito delle tipologie di ponteggio presenti sul mercato “sono da preferire i modelli con telaio parapetto con montaggio dal basso. Essi vengono montati dal piano inferiore e garantiscono la massima sicurezza quando il lavoratore sale al livello superiore riducendo drasticamente la possibilità di caduta dall’alto dello stesso durante la fase di montaggio e smontaggio”.
 
I ponteggi fissi  – continua l’opuscolo – sono dunque utilizzati nella realizzazione di lavori edili e di ingegneria civile “nei quali c’è il rischio di caduta dall’alto e cioè nei lavori in quota (attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto a un piano stabile)” e vengono classificati in tre classi di carico secondo le circolari ministeriali (Circolari Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 85/78, 44/90 e 132/91). Inoltre la norma UNI EN 12811-1: 2004 introduce altre tre classi di carico oltre a quelle indicate nelle suddette circolari, per un totale di sei classi di carico.
Indicativamente “la classe di carico di un ponteggio fisso indica l’entità del carico di servizio che deve essere considerata sugli impalcati dello stesso ai fini delle verifiche di progetto”. In particolare il libretto a corredo del ponteggio “indica le Condizioni massime di carico di servizio cioè l’entità del carico e il numero di impalcati da caricare”.
 
Nel documento, che vi invitiamo a visionare integralmente, sono presenti tabelle con la classificazione secondo le circolari ministeriali ed esempi relativi alle “condizioni limiti di impiego e istruzioni per tutti gli schemi tipo”.
 
Dopo aver ricordato che gli elementi dei ponteggi “debbono riportare impresso il marchio del fabbricante, a rilievo o a incisione e comunque in modo visibile e indelebile”, si affronta anche il tema delle indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio.
 
Scelta, montaggio, uso e smontaggio devono essere sempre eseguiti nel pieno rispetto del D.Lgs 81/08 e del libretto a corredo di ogni ponteggio.
Si ricorda che il libretto contiene:
– “copia dell’autorizzazione alla costruzione e all’impiego rilasciata al fabbricante dal Ministero del Lavoro;
– stralcio della relazione tecnica del ponteggio comprendente: calcolo secondo varie condizioni di impiego; istruzioni per le prove di carico; istruzioni per il montaggio, l’impiego e lo smontaggio; schemi-tipo per i quali non sussiste l’obbligo di calcoli ulteriori da parte della ditta installatrice, con l’indicazione dei massimi sovraccarichi applicabili, dell’altezza e della larghezza massime realizzabili”.
 
Si sottolinea poi che qualora il ponteggio “debba essere realizzato secondo schemi geometrici diversi da quelli tipo e/o sollecitato con carichi differenti da quelli previsti nel calcolo (anche in relazione alla presenza di tabelloni pubblicitari, graticci, teli o altre schermature e alla differente posizione degli ancoraggi), deve essere previsto un nuovo progetto secondo le istruzioni approvate nell’autorizzazione e riportate nel libretto”.
Un immagine nel documento riporta i “requisiti principali dimensionali dei ponteggi fissi non in legno stabiliti dal D.Lgs 81/08”.
 
Come scegliere il ponteggio?
La scelta del ponteggio relativo ad una specifica realizzazione dipende chiaramente “dai rischi da eliminare e/o ridurre, preventivamente individuati nell’attività di valutazione dei rischi.  Essa deve essere effettuata in relazione alla tipologia di lavorazione da fare (manutenzione o costruzione) e alla complessità, all’estensione e alla geometria dell’opera da servire. Il ponteggio, di conseguenza, verrà scelto in base alle classi di carico, alla tipologia degli elementi costruttivi costituenti lo stesso e a tutti i requisiti geometrici e prestazionali riportati nel libretto d’uso e manutenzione”.
 
Rimandando ad altro articolo l’approfondimento degli aspetti relativi all’uso, al montaggio e smontaggio dei ponteggi fissi, riprendiamo, per concludere, una selezione di alcune risposte a “domande poste frequentemente” (Frequently Asked Questions, FAQ).
 
D. Un ponteggio fisso, per essere commercializzato in Italia, di che cosa ha bisogno?
R. Un ponteggio fisso deve essere autorizzato ai sensi dell’art. 131 del D.Lgs 81/08 e s.m.i..
 
D. Un ponteggio, per essere commercializzato in Italia, deve essere marcato UNI EN 12810 e UNI EN 12811?
R. Non necessariamente. L’unico obbligo attualmente vigente in Italia è l’autorizzazione ministeriale.
 
D. Un ponteggio fisso deve essere marcato CE?
R. No, in quanto non esiste una direttiva di prodotto.
 
D. Un ponteggio fisso commercializzato in Italia deve possedere altra marcatura?
R. Si, il marchio del fabbricante, ai sensi dell’art. 135 del D. Lgs 81/08 e s.m.i., impresso a rilievo o a incisione e comunque in modo visibile e indelebile.
 
D. Un ponteggio fisso è un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute dall’alto?
R. Il ponteggio è un’opera provvisionale di accesso e di servizio e, nello stesso tempo, è anche un dispositivo di protezione collettiva qualora possegga i requisiti dimensionali e le caratteristiche di resistenza adeguate per tener conto delle particolarità della superficie di lavoro, delle azioni trasmesse dai lavoratori in caso di appoggio, caduta, scivolamento, rotolamento o urto contro lo stesso.
 
D. Un ponteggio può essere utilizzato come dispositivo di protezione collettiva contro le cadute dall’alto per i lavoratori che svolgono la loro attività sulle coperture e quindi non necessariamente sull’ultimo impalcato del ponteggio?
R. Si, purchè per ogni singola realizzazione e a seguito di adeguata valutazione dei rischi venga eseguito uno specifico progetto del ponteggio firmato da ingegnere o architetto abilitato (Circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 29/2010).
 
D. Oltre che alla presenza dell’autorizzazione e al progetto a cosa bisogna prestare la massima attenzione prima di installare un ponteggio?
R. Alla struttura alla quale viene fissato il ponteggio, al sistema di ancoraggio e alla superficie di appoggio.
 

Download Quaderno tecnico “ Ponteggi fissi

Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ Ponteggi fissi”, Quaderno Tecnico per i cantieri temporanei o mobili a cura di Luca Rossi, Luigi Cortis, Francesca Maria Fabiani e Davide Geoffrey Svampa (DIT) con la collaborazione di Carlo Ratti e Calogero Vitale (DIT), edizione 2014 (formato PDF, 5.36 MB).

Finalmente ci siamo

Con piacere, a breve metteremo a disposizione di imprese e lavoratori un portale, riservato alla sicurezza in edilizia nella provincia di Livorno, il nostro intento è quello di diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro, qui saranno messe a disposizione articoli, pubblicazioni, tutto quanto troveremo utile alla sicurezza verrà condiviso.

Anche se la figura dell’ RLST (rappresentante lavoratori per la sicurezza territoriale) è nata in rappresentanza dei lavoratori, vogliamo essere a disposizione anche delle imprese e dare il nostro contributo, sempre più convinti che solo con la condivisione e unità di intenti si potrà raggiungere l’obiettivo di avere cantieri sicuri per tutti.

a presto e buon lavoro