Rilevare i mancati incidenti per migliorare la prevenzione dei rischi

fonte:www.puntosicuro.it

n principio furono Heinrich e Bird, che con i loro studi misero in evidenza come per ogni incidente rilevante, in grado di comportare anche la morte di un lavoratore, fosse possibile identificare all’incirca dai 30 ai 60 incidenti con lesioni reversibili e dai 300 ai 600 Near Miss. Chi si occupa di sicurezza conosce bene l’importanza di rilevare i cosiddetti Near Miss al fine di controllare il rischio di incidente ma, molto spesso, all’interno delle Organizzazioni si sottovaluta o non sono ancora maturi i tempi per un approccio preventivo di questo genere. A mio avviso, l’“autentica” valutazione dei rischi dovrebbe partire proprio da una rilevazione sistematica e puntuale proprio dei mancati incidenti.

A livello terminologico, la definizione più diffusa sottolinea come il Near Miss o mancato incidente sia un qualsiasi evento, correlato al lavoro, che avrebbe potuto causare un infortunio o danno alla salute (malattia) o morte, ma solo per puro caso non lo ha fatto; in sostanza, un evento che aveva in sé la potenzialità di produrre un infortunio, ma ciò non è avvenuto solo per una mera questione di fortuna. Lasciando momentaneamente da parte la comprensibile diatriba che si pone nel momento in cui ci si rende conto che la traduzione italiana di questo termine anglosassone non aiuta nella comprensione del fenomeno (il Near Miss, per quanto non comporti danni alla componente umana, è pur sempre una forma di incidente e non un incidente mancato), è bene sottolineare come facciano parte di questa categoria anche quegli incidenti che restano fuori dall’obbligo legislativo di registrazione, ovvero quei lievi eventi infortunistici che non portano a significativi giorni di assenza di lavoro.

Dove rintracciare i cenni dell’importanza di una corretta presa in carico dei Near Miss e ancor prima di una loro effettiva considerazione? A livello normativo, i riferimenti esistono nonostante non sussista un vero e proprio obbligo relativamente alla registrazione di questi eventi. Nel Testo Unico oggi vigente, per esempio, si richiede espressamente la “riduzione dei rischi alla fonte”. I quasi incidenti rappresentano a tutti gli effetti l’“embrione” di un infortunio ed evidenziano senza dubbio un rischio: noto o nuovo, che comunque richiede un intervento.

Nel Decreto del 9 Agosto 2000, “Linee guida per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza” previsto dal D.Lgs. n. 334/1999, agli Art. 7 punto 4 e art. 11 punto 2, lettera a) si prevede espressamente che l’aggiornamento del sistema di gestione ed il controllo delle sue prestazioni siano da condurre anche con l’utilizzo dell’esperienza derivante dall’analisi dei quasi incidenti.

Relativamente al concetto di Near Miss, per citare un esempio concreto, se un lavoratore si accorge che un collega sta lavorando in altezza abbandonando una strumentazione su di un piano senza alcuna barriera per l’eventuale caduta dell’attrezzo, potrà segnalare la situazione come potenziale rischio (D.Lgs. n. 81/2008 art. 20, comma 2 lettera e). Se la strumentazione disgraziatamente cade e “per fortuna” non colpisce nessuno, questo diventa un evento che poteva avere conseguenze anche molto gravi e pertanto assume la connotazione di Near Miss.

Lo studio degli “incidenti mancati” ha quindi la potenzialità di fornire informazioni di rilievo sulla natura del rischio lavorativo: gli stessi lavoratori dovrebbero essere in grado di descrivere i fatti anomali che non hanno procurato danni fisici alle persone o di collegare un evento infortunistico a episodi simili senza lesione. In tutto questo l’esperienza del lavoratore è elemento molto importante nel completamento coerente dell’analisi dei rischi lavorativi. E’ altamente probabile che, almeno una volta nella vita lavorativa, sia capitato a tutti di trovarsi di fronte ad una situazione dove si è arrivati a pensare: “Fortunatamente non mi sono fatto nulla, ma poteva succedere che…”. Questa frase è chiaro segnale dell’esperienza di una situazione potenzialmente infortunistica che, per fortuna, non ha generato danno alle persone.

È palese come questa situazione debba essere immediatamente segnalata, al fine di ricercarne le soluzioni applicative nel più breve tempo possibile. Per fare questo è fondamentale, in primis, che il personale sia pienamente consapevole di cosa siano i Near Miss e che la gestione di questi ultimi (segnalazione, analisi e presa in carico) sia un fattore determinante per la sicurezza e la tutela della salute all’interno dell’azienda, tanto da considerarlo come un’opportunità di miglioramento, di apprendimento e di crescita, fondamentali per il successo dell’azienda.

Il problema è che nel nostro Paese, ancora troppo frequentemente, dalla mia esperienza, questa modalità di azione così illuminata (per quanto, di fondo, non vi sia nulla di così complesso) coincide con l’individuazione di un “colpevole” rispetto ad una situazione rischiosa verificatasi. L’obiettivo, invece, non è assolutamente quello di stabilire di chi è la colpa, bensì di ripensare il rischio per la sicurezza e introdurre nuove modalità per evitare che certi eventi si verifichino agendo quindi “alla fonte” di un potenziale incidente e/o infortunio; non ultimo, anche per stabilire, eventualmente, nuove esigenze di formazione per le risorse aziendali.

Serve quindi che l’organizzazione che intenda implementare una modalità di raccolta strutturata dei “quasi incidenti” prepari adeguatamente il terreno e riesca ad abbattere la “cultura della colpa” per far si che il Near Miss Reporting System possa realmente diventare un valore aggiunto nella prevenzione dei rischi, in modo tale che si possa apprendere dagli errori ed evitare che questi si ripetano in futuro.

La segnalazione di un Near Miss, in conclusione, dovrebbe aiutare a stabilire e rafforzare le pratiche di sicurezza sul posto di lavoro e le informazioni raccolte dovrebbero consentire l’individuazione di azioni correttive alle criticità; ha la potenzialità, infine, di permettere il coinvolgimento dei lavoratori nel processo di sicurezza e di dimostrare l’impegno del Management nei confronti della tematica.

Massimo Servadio

Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni

 

Videoterminali: liste di controllo per ergonomia e illuminazione

 

 

Fonte: www.puntosicuro.it

 

Due liste di CONTROLLO si soffermano sulle modalità idonee di lavoro al videoterminale e sull’illuminazione corretta. La regolazione della sedia, del tavolo, DELLO schermo e della luce. Il problema delle finestre e delle superfici riflettenti.

Lucerna, 24 Mar – I pericoli per i lavoratori che utilizzano videoterminali spesso vengono sottovalutati. E tuttavianon mancano, specialmente tra coloro che li utilizzano in modo più continuativo, problemi come l’ affaticamento agli occhi e i disturbi muscolo-scheletrici.
Per parlare dei problemi di chi lavora al videoterminale e per dare QUALCHE informazione sulla prevenzione dei rischi, ci soffermiamo brevemente su due liste di controllo prodotte da Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni.
In “Lista di controllo – Lavorare CORRETTAMENTE al videoterminale” si ricorda che lapostazione al videoterminale (VDT) deve essere confortevole. Infatti “una delle cause più frequenti di disturbi alla salute per chi lavora al videoterminale risiede nella scarsa adattabilità degli arredi e dello schermo alle esigenze dell’utente”. E spesso i lavoratori al VDT accusano vari disturbi per mancanza di movimento.
La lista segnala che “i problemi principali sono dovuti a:
– schermo posizionato male o troppo in alto;
– altezza del tavolo e della sedia non corretta;
– tastiera e mouse posizionati non correttamente”.
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Riguardo ad esempio alla regolazione della sedia e del tavolo in base alla costituzione fisica, la lista indica che:
– al di sotto del tavolo ci deve essere “abbastanza spazio per muovere liberamente e in qualsiasi direzione le gambe, le ginocchia e i piedi”;
– l’altezza della sedia deve essere regolata “in modo da avere i piedi completamente appoggiati sul pavimento e le cosce leggermente inclinate verso il basso”;
– tra il bordo anteriore della sedia e l’incavo del ginocchio ci deve essere “una distanza di almeno due dita”.
Inoltre il tavolo “si trova all’incirca all’altezza dei gomiti tenendo le spalle rilassate e gli avambracci appoggiati sul piano di lavoro”? E “sapete come regolare al meglio le singole componenti della vostra postazione di lavoro (schermo, scrivania, sedia)”?
Riguardo poi alla regolazione dell’altezza e della distanza dello schermo si indica che il bordo superiore dello schermo deve trovarsi “come minimo a 5–10 cm al di sotto della linea dello sguardo, in modo da guardare la metà dello schermo con lo sguardo leggermente rivolto in basso”. E la distanza visiva rispetto allo schermo deve essere di 70– 90 cm. Almeno con riferimento specifico agli schermi da 19 e 21 pollici: “per gli schermi più grandi la distanza va regolata individualmente”.
Inoltre lo schermo deve essere correttamente regolato anche riguardo ad altri parametri.
Ad esempio deve essere leggermente inclinato (nella parte inferiore verso l’operatore), la luminosità e il contrasto dei caratteri devono essere impostati correttamente (“con tutti gli schermi è possibile regolare separatamente il contrasto e la luminosità a seconda delle esigenze dell’operatore”) e la dimensione dei caratteri selezionata deve essere “correttamente leggibile (minimo 3 mm)”?
Concludiamo la presentazione della prima scheda parlando della posizione dei singoli elementi.
Ad esempio è bene che lo schermo sia:
– “posizionato a 90 gradi rispetto alla FINESTRA (fonte luminosa a lato, ossia parallela alla direzione di sguardo”);
– posizionato di fronte all’operatore in modo da non obbligare a girare continuamente la testa.
Inoltre, come vedremo anche più avanti, il posto di lavoro “è disposto in modo tale che sullo
schermo non possano riflettersi fonti luminose (finestre, lampade)? Verificare la presenza di riflessi a schermo spento!
Altre indicazioni:
– tra il bordo anteriore del tavolo e lo schermo “ci deve essere uno spazio minimo di 60 cm per la tastiera e il documento di lavoro”;
– la tastiera deve trovarsi immediatamente davanti all’operatore (non davanti allo schermo);
– i documenti di lavoro devono trovarsi tra la tastiera e lo schermo;
– accanto alla tastiera deve esserci abbastanza spazio per il mouse.
Concludiamo questo approfondimento delle misure di prevenzione per chi lavora ai videoterminali con un non recente, ma ancora utile, documento di Suva, la “Lista di controllo – L’illuminazione al videoterminale”.
Il documento ricorda che “una buona illuminazione inizia già in fase di progettazione”. E che l’illuminazione artificiale e naturale “sono molto importanti per la qualità della postazione di lavoro al videoterminale” e se ne deve tener CONTO già in fase di progettazione del luogo di lavoro.
I problemi principali sono i seguenti:
– “riflessi sullo schermo dovuti alla luce naturale o artificiale;
– abbagliamento dovuto a fonti luminose artificiali;
– eccessivo contrasto chiaro-scuro”.
Riguardo all’illuminazione artificiale si indica che è bene che i valori di illuminamento orizzontale al videoterminale siano compresi tra 300 e 500 lux e che l’illuminazione non produca sfarfallii e si possa adattare alle esigenze dell’operatore.
Inoltre:
– “la luminanza delle lampade è corretta (nessun abbagliamento)?
– le lampade sono disposte parallelamente alle finestre”? Si segnala che “particolari problemi si possono avere con le lampade disposte a griglia a forma di croce, poiché creano riflessi sullo schermo”;
– “è possibile accendere/spegnere una singola fila di lampade indipendentemente dalle altre?
– le lampade illuminano almeno in parte anche il soffitto”?
– “se il personale lo richiede, viene messa a disposizione una lampada da ufficio”?
La lista si sofferma anche sui problemi correlati alle finestre e alle superfici riflettenti:
– “i mobili e le pareti sono fatti in MODO tale da non causare riflessi fastidiosi?
– le finestre sono dotate all’esterno di veneziane?
– se vi sono due fronti di finestre ad angolo, è possibile coprirne uno od oscurarlo completamente?
– se necessario, vi sono dei pannelli mobili per suddividere in modo funzionale il locale”?
L’ultima parte della lista riguarda l’ambiente di lavoro e lo schermo.
Ad esempio è bene posizionare lo schermo:
– “in modo che dietro di esso (nel campo visivo dell’utente) non vi siano finestre”;
– “in modo che dietro di esso (nel campo visivo dell’utente) non vi sia uno sfondo eccessivamente chiaro”;
– “tra due file di lampade (ossia non immediatamente sotto una fila di lampade) in modo che la direzione principale dello sguardo risulti parallela alle lampade”;
– “in modo che l’illuminamento del locale non provochi un abbagliamento diretto”.
Bisogna infine VERIFICARE che sullo schermo, sulla tastiera, sui documenti e sulla scrivania non vi siano immagini riflesse create da lampade e finestre. E deve essere garantito il contatto visivo con i posti di lavoro e con gli schermi contigui e la possibilità di guardare all’esterno (in una direzione qualsiasi).

Elevatore a bandiera, argano

Fonte: www.puntosicuro.it

 

   Imparare dagli errori: gli infortuni con l’elevatore a bandiera

 

 

Esempi di infortuni correlati all’utilizzo delle attrezzature di sollevamento. Focus sull’uso degli argani, degli elevatori a bandiera nel comparto edile. Incidenti in attività di ristrutturazione. Le dinamiche degli infortuni e la prevenzione.

Brescia, 15 Gen – In una recente puntata di “ Imparare dagli errori”, la nostra rubrica destinata al racconto e all’analisi degli infortuni di lavoro, abbiamo iniziato a presentare alcuni casi di infortunio e rischi correlati all’uso di attrezzature per il sollevamento dei carichi.
Ci siamo soffermati in particolare sugli argani, apparecchi di sollevamento costituiti da un motore su cui si avvolge una fune, dotata di contrappeso e gancio di sollevamento.
Considerando la forma della struttura, queste attrezzature sono chiamate anche elevatori a bandiera. Spesso sono usate nei cantieri per il sollevamento al piano di lavoro dei materiali e degli attrezzi e generalmente hanno una portata limitata e movimentano carichi non troppo ingombranti.
Gli incidenti presentati sono tratti dalle schede di  INFOR.MO. – strumento per l’analisi dei casi di infortunio collegato al  sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
I casi
Il primo caso riguarda le attività di ristrutturazione dei servizi igienici di un appartamento al secondo piano di un condominio.
Per l’allontanamento delle macerie viene installato sul balcone dell’appartamento, completo di ringhiera alta circa 1 metro e ad un’altezza di circa 9 metri dal suolo, un puntello con argano elettrico a bandiera per il calo a terra della cesta contenente i materiali di risulta.
Il giorno dell’incidente un lavoratore è sul balcone e si occupa del calo a terra delle macerie. A seguito dei continui utilizzi dell’argano la tenuta del puntello viene meno ed il peso della cesta piena di macerie fa ribaltare l’argano ed il puntello. Il lavoratore, nel tentativo di trattenere l’attrezzatura e nonostante la ringhiera, precipita al suolo riportando la frattura del cranio. L’attrezzatura era idonea per l’utilizzo specifico ma non era stata efficacemente ancorata ad una struttura portante.
Questi sono i fattori causali indicati nella scheda:
– “puntello, su cui era montato l’argano, inadeguatamente ancorato alla struttura”;
– il lavoratore “tentava di trattenere l’attrezzatura che aveva perso aderenza sui punti d’installazione”.
Il secondo caso è invece relativo alla ristrutturazione del tetto di uno stabile.
Un operaio lavora sul piano di calpestio al secondo impalcato, a livello di gronda, di un ponteggio metallico nel punto di sollevamento dei materiali.
Il sollevamento è effettuato con l’ausilio di un argano a bandiera. Sulla base della ricostruzione operata dell’incidente, l’ipotesi più verosimile è che “l’infortunato, al momento dell’incidente, stesse sollevando con l’argano una carriola piena di piccole attrezzature da lavoro. In corrispondenza dell’argano ed all’occorrenza si rimuoveva il parapetto superiore, inoltre, venivano rimossi anche la tavola fermapiede e corrente intermedio, in modo da permettere il passaggio della carriola al di sotto dell’intermedio superiore. Durante l’operazione di presa e sgancio della carriola, verosimilmente, l’infortunato cadeva dal piano del ponteggio, precipitando al suolo per un’altezza di circa 8 metri, riportando trauma cranico, decedeva dopo poco”.
Questi i fattori causali riportati sulla scheda:
– “da posizione in quota sollevava del materiale con un argano a bandiera”;
– “castello di tiro non dotato di parapetto e tavola fermapiede”;
– “mancanza di cintura di sicurezza”.
La prevenzione
Per raccogliere suggerimenti, misure e buone prassi per la riduzione degli incidenti correlati all’uso degli argani o elevatori, presentiamo brevemente il contenuto di una delle schede presenti nel manuale “ Le macchine in edilizia. Caratteristiche e uso in sicurezza” prodotto da INAIL Piemonte e CPT Torino.
Nella “ Scheda 14 – Elevatore a bandiera” sono riportate le indicazioni che in genere devono essere considerate per l’impiego corretto dell’elevatore a bandiera.
Queste sono le istruzioni prima dell’uso:
– “verificare la presenza dei parapetti completi sul perimetro del posto di manovra;
– verificare la presenza degli staffoni (robusti e rigidi sostegni laterali) e della tavola fermapiede da 30 cm nella parte frontale nella quale è installato l’elevatore;
– verificare l’integrità della struttura portante l’elevatore;
– con ancoraggio: verificare l’efficienza del puntone di fissaggio;
– verificare l’efficienza della sicura del gancio e dei morsetti ferma-fune con redancia;
– verificare l’efficienza del freno del motore;
– verificare l’efficienza del finecorsa di salita;
– verificare che restino almeno due spire di fune avvolte nel tamburo a finecorsa in discesa;
– verificare l’integrità delle parti elettriche visibili;
– verificare l’efficienza dell’interruttore di linea o del quadro elettrico presso l’elevatore;
– verificare la funzionalità della pulsantiera;
– transennare a terra l’area di tiro, anche durante la fase di montaggio dell’elevatore;
– verificare l’adeguatezza del cavo di alimentazione secondo i requisiti richiesti dal fabbricante (ad esempio sezione del cavo);
– posizionare il cavo di alimentazione in modo da evitarne danneggiamenti;
– utilizzare i DPI previsti”.
Queste le istruzioni durante l’uso:
– “non lasciare carichi sospesi incustoditi;
– non utilizzare la fune dell’elevatore per imbracare carichi;
– non eseguire tiri in obliquo (i carichi devono essere sollevati con tiro verticale);
– accertarsi che la zona di corsa del carico sia sgombra da ostacoli;
– mantenere gli staffoni in posizione;
– usare la cintura di sicurezza in momentanea assenza degli staffoni;
– usare i contenitori adatti al materiale da sollevare;
– verificare la corretta imbracatura dei carichie la perfetta chiusura della sicura del gancio;
– prima di sganciare il carico, accertarsi che sia appoggiato stabilmente;
– verificare il corretto avvolgimento della fune sul tamburo;
– arrestare la salita del carico prima dell’intervento del finecorsa, utile in caso di errata manovra;
– per l’operatore a terra: non sostare sotto il carico e utilizzare l’adeguata segnaletica gestuale/verbale per il corretto sollevamento dei carichi;
– segnalare tempestivamente eventuali malfunzionamenti o situazioni pericolose;
– utilizzare i DPI previsti”.
Infine queste sono le istruzioni dopo l’uso:
– “avvolgere il cavo fino in prossimità del tamburo;
– scollegare elettricamente l’elevatore;
– ritrarre l’elevatore all’interno dell’area di lavoro;
– segnalare eventuali guasti e anomalie”.
Ricordando che la struttura a bandiera è “in genere applicata alla struttura tubolare (montante) di un ponteggio metallico di servizio al cantiere”, la scheda ricorda che l’allegato XVIII del D.Lgs. 81/2008, in merito al montaggio degli elevatori, “fornisce le seguenti indicazioni:
– quando gli apparecchi di sollevamento vengono fissati direttamente ai montanti delle impalcature, questi ultimi devono essere rafforzati e controventati in modo da ottenere una solidità adeguata alle maggiori sollecitazioni a cui sono sottoposti;
– i montanti dei ponteggi metallici, su cui sono applicati direttamente gli elevatori, devono essere almeno due;
– i bracci girevoli portanti, le carrucole e gli argani degli elevatori devono essere assicurati ai montanti mediante staffe con bulloni a vite muniti di dado e controdado”.
Inoltre il manovratore degli argani a bandiera fissati a montanti di impalcature “quando non possano essere applicati parapetti sui lati e sulla fronte del posto di manovra, deve fare uso di idonea cintura di sicurezza”.
Pagina introduttiva del sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero3630 e 1958(archivio incidenti 2002/2010).
Tiziano Menduto